ACQUAMARZA... i ricordi perduti

Sabato 22 ottobre 2016 l’Università popolare di Cavarzere, in collaborazione con l’Assessorato alla cultura e il Comitato cittadino di Grignella, ha presentato il libro scritto da Antonietta Peruzzi “Acquamarza….i ricordi perduti”.

Relatore e conduttore dell’evento è stato il Presidente dell’Università popolare il prof. Fabrizio Zulian che nella presentazione ha coinvolto la sig.ra Peruzzi nell’approfondimento di momenti focali del tessuto narrativo. Professor Zulian con Antonietta Peruzzi

Quale arricchimento alla narrazione sono stati partecipi il maestro Michele Arrighi e la cantante Elena Peruzzi, nipote dell’autrice, che hanno interpretato brani musicali coevi al tempo in cui sono avvenuti i fatti narrati.

“I ricordi perduti” abbracciano il periodo che va dal 1939 all’alluvione del Polesine del 1951. La famiglia Peruzzi fu coinvolta in quegli anni dalla Riforma agraria e l’azienda fu divisa in diversi piccoli poderi e costretta a una diaspora così come molte famiglie di contadini che lavoravano nella tenuta che cominciarono ad emigrare verso la  Lombardia e il Piemonte alla ricerca di migliori condizioni di vita.
L’inizio dei ricordi ha un incipit sereno e gioioso. Sono quelli di una bimba che vive in una grande famiglia patriarcale; solo quella di Antonietta contava dieci persone, i genitori e otto figli, allargata costantemente dalla parentela che la attorniava e dai contadini che erano ospitati a pranzo e a cena quasi quotidianamente.

Tale atmosfera durò poco perché ben presto l’Italia entrò in guerra e la famiglia fu sconvolta da eventi drammatici. La bimbetta Antonietta fu inconscia testimone del sacrificio del dr. Flavio Busonera, ucciso dai nazisti con altri martiri della resistenza a Padova. L’autrice ricorda ancora con orrore il fatto che la figlia del dottore fu obbligata dall’autorità scolastica fascista ad assistere, insieme ai suoi compagni di scuola, alla impiccagione del padre.
Nella narrazione di questo fatto lo stile narrativo diventa concitato e incalzante  tale da far venire meno il respiro di fronte a tanta barbarie. Per Antonietta non era quello un buon ingresso e avvio alla sua vita.
Si sedimentavano nel suo pensiero elementi di violenza e di ingiustizia che le avrebbero fatto maturare la concezione di una vita fatta anche di atrocità, di guerra, di precarietà del vivere.
Altro evento per lei traumatico è stato quello, nel settembre 1944, dell’assassinio di Espero Boccato e, qualche mese dopo,  del fratello Eolo. L’Azienda dei Peruzzi fu teatro di quella che è stata una guerra civile fra gli uomini della resistenza e i fascisti, senza esclusione di colpi con morti da  ambo le parti.
Antonietta narra questi fatti con profonda drammaticità, con un linguaggio quasi incalzante, concitato, semplice ma vero nella sua rappresentazione pregna di crudo realismo.
I ricordi sono espressi fino a questo momento come  un torrente in piena, come una tempesta che non voglia finire mai, ma che sembri diventare più violenta ad ogni momento. E’ la parte migliore dell’opera, quella resa purtroppo viva ed avvincente da fatti ed eventi drammatici e cruenti.

Nel dopo guerra Antonietta si trasferì ad Adria per frequentare la scuola materna ed elementare e pareva il periodo giusto per stemperare le brutture della guerra e dimenticare il passato. Solo il futuro importava ed il futuro era bello.

Però il cuore di Antonietta correva  sempre ad Acquamarza. Le festività natalizie e pasquali, i mesi estivi la portavano nella casa paterna ed erano momenti stupendi con tutti i bambini della corte con cui giocare.
E qui il linguaggio si fa tenue, delicato, dolce, allegro quale era la vita in campagna, fra cose semplici e umili ma tanto gratificanti.

Assessore porge i fiori ad Antonietta Peruzzi
Sono momenti belli il ricordo  di una gita a Firenze dove in Santa Croce vide la Cappella Peruzzi dipinta da Giotto.
Altra bella gita fu quella al Lido di Venezia in occasione della mostra del cinema dove vide l’attore Amedeo Nazzari.

Ma… tutto finì con la Riforma agraria che espropriò i Peruzzi di gran parte dei loro terreni.
E allora Antonietta scrive: “ Addio mia casa natale, terra fertile e nera bagnata dai rigagnoli pieni di fruscii e di luci. Terra mia piena di ansie ma anche di gioia e grande amore per i miei cari e la nostra gente”.

E’ un volumetto questo che si legge con piacere perché riflette con semplicità e con un linguaggio schietto le sensazioni pure e immediate di una bimba  vissuta in tempi oscuri e drammatici.

E’ anche una testimonianza della storia di Cavarzere, è una tessera in più per ricostruire momenti drammatici vissuti dalla popolazione in quegli anni violenti.


Cavarzere 23  Ottobre 2016 

Fabrizio Zulian      

 

Un nipote rende omaggio alla scrittrice